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Dalle pagine del mio diario all’inizio della mia avventura di vita …

“Guardando indietro – per quanto possa avere senso farlo – credo di avere avuto il privilegio di vivere una vita molto fortunata. Ho trascorso anni a 12000 chilometri dall’Italia, in paesi dove il tasso di umidità raggiunge anche l’80%. Posti in cui l’odore dell’Asia è inconfondibile. Lo senti appena aprono il portello dell’aereo: quando esci dall’aeroporto la cappa umida e soffocante ti si schianta addosso senza pietà e ogni singolo poro del tuo corpo inizia a sudare come un rubinetto impazzito.

L’odore dell’Asia è quello delle caotiche strade di Ho Chi Min, dove i venditori di frutta e verdura si mischiano alle biciclette cariche come muli, i risciò, le migliaia di motorini guidati da schiere di occhi a mandorla con mascherine bianche anti smog.

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L’odore dell’Asia è quello delle food court di Bangkok, dove piatti di plastica si scontrano con le bacchette usate e riusate da migliaia di viandanti, montagne di sticky rice avvolto in foglie di banano coprono il fumo del maiale cucinato alla brace o dei noodles saltati in padella con chili di peperoncino e salsa di soya. E’ l’odore della sopraelevata che congiunge Silom con Sukumvhit, dei marciapiedi larghi con i tombini intasati dall’immondizia, dove grassi topi dalle code infinite passeggiano e si affacciano tra i piedi della gente frettolosa.

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E’ l’odore delle immense distese di riso a Ubud, nell’isola di Bali, dove vieni assalito da un fruscio surreale di foglie e di vento e ti immergi in un silenzio aldilà del tempo, un silenzio antico, sacro.

E’ l’odore delle stoffe dei mercatini di Luang Prabang, con i colori soffusi illuminati da calde lampadine che pendono dall’alto sulle manine delle donne dai lunghi capelli neri e lucidi che con grosse ceste di vimini sulle spalle scendono ogni giorno dai villaggi in collina e portano le loro stoffe cucite a mano: borse, scarpe, calzettoni, pantaloni, camice, coperte. Combinazioni di colori che esplodono nella mente in un melange di continua allegria.

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Lo senti ad Angkor Wat, in Cambogia, dove sei circondato da uno dei complessi archeologici più sorprendenti della terra e mentre cammini respiri quell’aria umida e pesante che trasuda dalle antiche pietre butterate da migliaia di colpi di mitragliatrice e dai millenari alberi che le circondano.

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Lo ascolti sul lago Inle, in Birmania, mentre ti perdi sonnecchiante nella luce del tramonto e le voci lontane di bambini che giocano nei campi di pomodoro sull’acqua ti impediscono di addormentarti. E’ l’odore che emana il Mekong, con le sue acque rossastre e fangose, piene di memoria, di ricordi, di dolore e di sofferenza. Lo senti scivolare sulla tua pelle sudata, mentre aspetti la corriera che ti riporti all’aeroporto in uno sperduto villaggio delle Filippine.

L’odore dell’Asia è in ogni dove e in ogni volto, si sprigiona senza scrupoli e ricopre case, palazzi, negozi, strade, foreste, lo respiri dovunque in ogni angolo, in ogni sorriso, in ogni gesto.

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Quello che l’Asia mi ha lasciato dentro è inspiegabile a parole o discorsi, è qualcosa che sento ogni giorno vivo dentro di me, qualcosa di familiare, di accogliente. Non c’è mai stato un momento in cui non mi fossi sentita al sicuro girando – anche da sola – per il Sud Est Asiatico.

Adesso che sono tornata a Milano continuo a credere di essere una persona molto fortunata, non so cosa accadrà in futuro, ho 35 anni e mi accingo a scrivere un nuovo capitolo della mia vita. Non ho più le sicurezze illusorie di un tempo, non ho quelli che credevo essere i miei amici, non ho più il mio compagno di vita accanto, ho soltanto me stessa e tanta voglia di vivere come sento di farlo. So che arriverà la paura e le difficoltà ma ci voglio provare: a me è stata concessa l’opportunità di vivere 2 vite in una ed io non intendo sprecarla.”

Guardando indietro… ne è valsa la pena!!!