“Elogio della vita imperfetta” è il titolo di un libro di Pasquale Scquizzato che ho trovato attuale e illuminante. Leggerlo mi ha portato a riflettere sulla relazione tra autostima e idea di perfezione.

La parola “limite” oggi evoca qualcosa di negativo: inadeguatezza, impedimento, dipendenza. Per gli antichi greci però il limite era ciò che permetteva di definire il confine tra il bene e il male. La virtù sta nel mezzo, lontano dai limiti estremi.

Oggi invece tutto dev’essere off-limits, dalla ricerca scientifica allo sport, passando per ogni aspetto del quotidiano.

(P. Scquizzato)

Se il limite deve essere costantemente valicato, tutti dobbiamo essere al massimo, impeccabili nella forma e nella sostanza, privi di cedimenti e di fragilità, in una parola perfetti.

E’ dunque la perfezione la ricetta per l’autostima?

 

L’idea di perfezione ormai è definita dalla cultura dell’immagine.Appaio quindi esisto”: se voglio esistere devo essere visibile e la mia visibilità deve essere priva di crepe, liscia e patinata come la copertina di un mensile di successo. Qualunque cosa faccio ha valore se è visibile a tutti e se è approvata da molti.

 

Essere perfetti vuol dire quindi essere  conformi alle regole dell’apparenza. È quello a cui assistiamo aprendo i social: siamo tutti belli, sorridenti, in posti magnifici, circondati da amici che ci amano. Nel momento stesso in cui scattiamo una foto stiamo già pensando a pubblicarla con una frase ad effetto, pensando così a quante persone approveranno col pollice in su e contribuiranno ad accrescere la nostra illusione di perfezione.

La vita diventa una rappresentazione, come la definiva Goffman, in cui ciascuno recita la sua parte. In questa mondiale messa in scena è importante fare ed essere ciò che gli altri si aspettano che noi siamo, più diventiamo sensibili a ciò che il mondo ci chiede e siamo capaci di darlo e più crediamo di avere successo e di essere perfetti. Lo impariamo dai nostri genitori, lo reiteriamo con gli insegnanti, poi con i datori di lavoro, con il nostro partner, persino con noi stessi.

L’idea di perfezione è un potente veleno che lentamente corrode la nostra autostima

Per mettere fine alla sensazione di inadeguatezza e acquisire autostima dobbiamo comprendere che il nostro valore non risiede in quello che facciamo o che possediamo, la nostra dignità non dipende dai “like” che riceviamo o dai “followers” che abbiamo.

Noi abbiamo valore in quanto esseri unici e irripetibili

Possiamo veramente sentirci realizzati solo quando iniziamo a guardare le nostre fragilità come frutto di ferite che hanno bisogno di essere guarite con il balsamo dell’amore. Un amore, una compassione che può venire solo da un’autentica accettazione di ciò che siamo. In quel preciso istante in cui siamo accettati e accolti da noi stessi le parti di noi che non vorremmo avere si riveleranno per ciò che sono: il tesoro che portiamo dentro.

E se accettare di essere imperfetti potesse davvero aiutarci ad aumentare la nostra autostima?

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