ConflittoSano

Ogni individuo ha il diritto di esprimere se stesso nella relazione con l’altro. Affinché ciò accada, in un confronto costruttivo, è necessario trovare un punto di equilibrio: preservare il proprio spazio personale senza invadere quello altrui. Nel rapporto tra l’individuo e l’ambiente la gestione del confine è dunque il punto chiave. In assenza di un’efficace gestione del confine personale si rischia di trasformare ogni confronto in un conflitto. Per gestire efficacemente il proprio confine è necessario riconoscere le emozioni che proviamo.

Cosa sono le emozioni e a cosa servono?
L’emozione è un processo continuo di valutazione del campo organismo-ambiente, non è mediata dalla mente dunque è im-mediata. L’ostacolo principale nel prendere consapevolezza delle emozioni è il nevrotico bisogno di mantenere il controllo e il pregiudizio sociale che l’emozione corrisponda all’irrazionalità. Le emozioni sono la bussola di orientamento che ci permette di definire chi siamo e come vogliamo relazionarci con il mondo. Solo riconoscendo i nostri desideri reali verso qualcuno o qualcosa possiamo orientare efficacemente la nostra azione, esercitando una sana capacità di orientare l’azione verso un oggetto desiderato.

La parola aggressività deriva dal latino adgredire, letteralmente andare verso

Nella società assistiamo ad una vera e propria crociata per il controllo delle emozioni: sin da bambini veniamo sistematicamente “educati” all’autocontrollo a detrimento dell’espressione emotiva e a dare priorità alle esigenze esterne rispetto alle nostre. È già difficile mantenere in equilibrio la relazione tra sé e l’altro, se questa interazione è sbilanciata verso un ‘dover dare priorità alle esigenze altrui’, il nostro confine verrà continuamente invaso.

Esempio: la rabbia
Un esempio lampante è dato dalla rabbia, che è erroneamente considerata un’emozione negativa e quindi controllata e repressa come se fosse un virus. In realtà la rabbia è il segnale che mi informa che nell’ambiente c’è qualcosa di non salutare per me: una determinata persona o situazione stanno oltrepassando il ‘confine’. Se ignoro questo segnale, creo al mio interno l’effetto ‘pentola a pressione’. Quando nell’interazione con l’ambiente mi troverò difronte ad una possibile invasione del mio spazio – per esempio una persona che mi chiede insistentemente ospitalità nel momento in cui io non posso o non sento di accoglierla in casa – se sono stato educato all’autocontrollo probabilmente mi limiterò a sorridere forzatamente e ad aprire la porta. Do priorità all’esigenza esterna e ignoro la mia sensazione di fastidio. Forzandomi a fare qualcosa che in quel momento non sento di fare spontaneamente mi si genera dentro rabbia, che mi forzerò ancora a reprimere. Non solo non la ascolto e non la riconosco mia, ma se la sento mi rimprovero (‘non sei un vero amico’, ‘sei un’egoista’, ‘non aiuti le persone in difficoltà’,…). Il risultato di questa repressione può essere un attacco di gastrite (nel caso in cui riverso l’aggressività verso me stesso) o un’esplosione di rabbia mentre sono in coda nel traffico (nel caso in cui la proietto) o entrambe le cose.

Sei capace di dire NO?

Saper dire NO
Come avrebbe agito una persona non condizionata dalla repressione emotiva? Avrebbe utilizzato l’energia che la richiesta di ospitalità le muove dentro per dire NO. Il dire no è importante se vogliamo preservare il confine altrimenti la porta sarà sempre aperta a tutte le richieste esterne. Saper dire NO, in maniera calma ma assertiva, è un’espressione sana della rabbia. Non accettare e respingere l’emozione di rabbia che si prova in presenza di un invasione del confine è all’origine dell’espressione di quell’aggressività insana che genera i conflitti. I conflitti interpersonali, dai più piccoli ai più grandi come le guerre, sono il risultato di una serie di conflitti intrapsichici che vengono proiettati all’esterno. Se non prendiamo consapevolezza dei nostri conflitti interiori rischiamo di essere in perenne conflitto con l’esterno. Se non accettiamo la parte di rabbia che c’è in noi e continuiamo a negarla recitando il ruolo del grande pacificatore che va d’accordo con tutti, accumuleremo tanta di quell’energia inespressa dentro da rischiare di esplodere al primo fiammifero che ci si accende dinanzi.

Trattenere l’impulso a dire NO

Repressione Rabbia

Quando tratteniamo l’impulso di dire ‘no’, in maniera legittima e assertiva, perché vogliamo compiacere l’altro a discapito del nostro bisogno reale si verifica una contrazione muscolare diaframmatica accompagnata da una sospensione del respiro. Il corpo si sforza di reprimere ciò che sente. Se questa modalità di relazionarsi – cioè il cercare sempre di compiacere gli altri e non riuscire a dire no – diventa un’abitudine, la contrazione muscolare che ne consegue alla lunga diventa cronica e determina una serie di disturbi psicosomatici, quali emicrania, gastrite, colite spastica, vulvodinia, tensione permanente alla mascella, cervicale, lombalgia, ipertensione, ecc… . Non potrebbe essere altrimenti dato che il corpo è impegnato in una lotta costante.

Come se ne esce?

Le tecniche di rilassamento da sole non sono sufficienti perché hanno l’effetto dell’analgesico sul mal di testa. Per eliminare il mal di testa bisogna arrivare alla radice. Un percorso di counseling è un valido aiuto.

Le terapie corporee da sole, al pari delle terapie psicologiche da sole, sono inefficaci: è necessario integrarle (J. Kepner)

 

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