Dolore fisico e sofferenza psichica

Il dolore sopraggiunge quando il flusso energetico delle emozioni viene bloccato all’interno dell’organismo: è la compressione, la contrazione  che l’individuo attiva per reprimere l’emozione, a causare dolore.

La parola dolore (pena, patimento) deriva dal greco e ha la stessa radice di pathos e passione. Il dolore è quindi collegato al desiderio. Non a caso nel buddismo è nel desiderio che viene identificata la radice della sofferenza. A livello psichico è il rapporto che abbiamo con il piacere che genera il dolore: l’essere umano desidera e teme il piacere allo stesso tempo e questo conflitto lo pone in uno stato di tensione che genera dolore, fisico ed emotivo.

Il dolore ha infatti una componente fisica e una prettamente psichica.

Componente fisica del dolore: è più facile da percepire. Comunemente la personalità sceglie certe aree in cui comprimere: collo, spalle, bacino. In questi casi, la contrazione muscolare dolorosa ci avverte che l’energia non sta fluendo liberamente.

Componente psichica del dolore: si manifesta nelle diverse forme di depressione ed esaurimento. Non a caso si parla di esaurimento nervoso: è infatti la lotta che internemente l’individuo ingaggia con se stesso per reprimere la stessa corrente energetica che genera, che lo porta ad esaurire tutta la sua energia.

Qual è il costo del dolore?

E’ elevatissimo, sia in termini di servizi di rilassamento muscolare (osteopati, chiropratici, posturologhi) sia in termini di medicine (ansiolitici, antidepressivi, sonniferi). Tuttavia l’uomo preferisce attutire il sintomo – il segnale che lo informa che la sua energia è bloccata – piuttosto che affrontare la liberazione del flusso.

bradicardia

Dinamica del dolore

Vediamo a livello energetico come si manifesta il dolore nel nostro sistema. Individuiamo 3 fasi principali che possiamo schematizzare come segue:

Livello 1 CORE Livello 2 Livello 3
Flusso energetico creativo che viene inviato verso l’esterno dal CORE e rappresenta l’espressione del Sè Questa pulsazione viene rallentata dalle emozioni cosiddette negative come la paura di esprimersi

Il Blocco si verifica quando viene attivata la “difesa”: arresto la pulsione energetica con tutti i mezzi che ho – contrazione muscolare, blocco del respiro – e questo genera dolore

Tipi di blocchi
L’energia vitale del CORE (il centro energetico del nostro organismo) ha 3 dimensioni: Mobilità, Coscienza ed Esperienza. Quando il suo fluire è ostacolato da compressione e resistenza si generano 3 tipi di blocchi:

  • Atrofia nel corpo
  • Ristagno nella mente
  • Repressione nelle emozioni

Il fluire dell’energia vitale viene ostacolato perché siamo pieni di introietti che condannano l’espressione spontanea del Sè, sin dall’infanzia. Se il dolore della repressione antica fosse stato lasciato libero di fluire, permettendo al bambino di essere arrabbiato o di piangere, non si sarebbe formato il blocco. Oltre ad essere represso nella sua espressione il bambino viene anche condannato per la sua frustrazione che non può esprimere. Viene quindi educato alla non accettazione delle sue legittime emozioni negative – come la rabbia e il dolore – e sviluppa dei comportamenti di sopravvivenza che definiscono la maschera con cui si pone al mondo. Il bambino “deve” amare i genitori, quando sente rancore nei loro confronti lo copre con la finta accondiscendenza. Con il tempo questa esperienza viene assunta come unica via di sopravvivenza e applicata in tutte le situazioni, il bambino la ripete tante di quelle volte sino a dimenticarne l’origine. Si ritroverà da adulto a comportarsi nello stesso modo senza più esserne consapevole.

Odiare-se-stessi

La repressione del dolore genera difese per non sentirlo

Il dolore infatti è un segnale che ci avverte che è in atto la maschera. Il bambino represso e giudicato reagisce creando una maschera, ma nel farlo sente il dolore del tradimento del Sè. Da bambini soprattutto questo dolore può essere intollerabile, per non sentirlo il piccolo elabora alcune strategie di comportamento finalizzate ad potersi assicurare e garantire l’amore dei genitori.

  • Sottomissione-dipendenza
  • Falsa serenità
  • Esercizio del potere-manipolazione

Queste strategie vengono perpetuate anche da adulti generando dolore anche in chi ci sta accanto.

Come uscire da questo circolo che si autoperpetua nel tempo?

Per guarire l’unica strada è far fluire il dolore. Anche quando questa verità viene compresa, esiste un’ostinazione ferma a mantenere lo status quo e quindi a perpetuare il dolore. E’ in atto un conflitto inconsapevole all’interno dell’individuo tra la parte che vuole cessare di soffrire e l’altra che inconsciamente lo desidera. E’ come se in qualche modo la sofferenza avesse un beneficio, una sorta di utilità.

Quali sono i benefici del dolore e come uscirne?

  • La sicurezza: se siamo crescitui circondati dall’infelicità, la sofferenza ci è familiare, è una siituazione nota, conosciuta, ci siamo così abituati che in un certo senso ci sentiamo a “casa”. Una donna in crisi con il marito si lamentava  e descriveva la situazione con lui “di grande frustrazione”. Quando le chiesi cosa l’aveva attratta di quell’uomo all’inizio mi rispose: “mi sono sentita a casa”. La situazione familiare da cui proveniva era stata tutt’altro che gioiosa e appagante ma quell’uomo la faceva sentire a casa, in qualche modo le dava la sensazione di essere in famiglia. Non importa quanto dolorosa sia stata la nostra situazione familiare, inconsciamente non vogliamo separarcene.
  • Mantenere il controllo sugli altri: quando stiamo male, se abbiamo qualcuno accanto che ci ama ci assicuriamo la sua attenzione e il suo accudimento. Avevo un’amica che dopo anni di terapia era ancora depressa, provava tutte le strade ma soffriva di ipocondria e depressione tanto da non riuscire neanche a guidare. Il marito la trattava come una bambina e nella sua costante convalescenza lei si assicurava la sua totale attenzione.
  • Il senso di indegnità: nel profondo pochi di noi sentono di meritare piacere, benessere e abbondanza, a volte ci sembra di rubare. Allora preferiamo mantenerci nella frustrazione, vivere al di sotto del nostro potenziale perché ci sembra troppo per noi e quando arriva la gioia e l’abbondanza temiamo di non riuscire a gestirla. Per usare una metafora viviamo in un monolocale pur possedendo una reggia, perché non crediamo di esserne all’altezza.
  • La responsabilità: è doloroso ammettere di essere gli artefici del proprio dolore, preferiamo proiettare sugli altri, incolpare gli altri, la vita, il fato delle nostre disgrazie ed essere sempre “vittime”. Questa è la cosa più difficile da comprendere: quando arriviamo a “vedere” che siamo noi a perpetuare lo stato di infelicità da cui aneliamo liberarci, se riusciamo a sostenerne il dolore senza autoaccusarci e giudicarci, allora avviene la liberazione. Essere consapevoli di essere responsabili della propria infelicità rende anche possibile la felicità, perché anche questa è nelle nostre mani. Si tratta di scegliere e questa è la più grande liberazione della nostra vita!

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Ilaria Evola

Ilaria Evola opera a Milano come counselor per il benessere personale e relazionale. Diplomata in counseling gestaltico, ha sviluppato un approccio somatico che integra le tecniche di consapevolezza corporea con quelle psicologiche. Oltre ai percorsi individuali, tiene anche laboratori di counseling per gruppi e insegna yoga e meditazione.
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