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Giugno 2008, vivevo a Bangkok. Era una giornata calda come tante, avevo appuntamento a Siam Square. Ero sul trenino sopraelevato che collega alcuni punti della città e avvicinandomi alla fermata della piazza scorsi una gigantografia della pubblicità della Adidas: Dream Big – Nothing is impossible. Mi sembrò quasi una cattiveria del destino sbattermi sotto gli occhi a lettere cubitali una frase del genere, nel momento di maggiore confusione e incertezza della mia vita.

Cosa sognavo in quel momento?

Di avere “chiarezza sul sentiero da percorrere” e uscire dalla sensazione di impotenza che mi lacerava dentro e mi toglieva il sonno la notte. Pensai subito: come si fa a dire che niente è impossibile a chi non sente di avere il potere neanche di cambiare umore? Ero talmente disperata da non considerare la possibilità che ci potesse essere una soluzione a quel marasma, eppure in quel momento come mai prima mi stavo concedendo un lusso sino ad allora per me impensabile:

ascoltare il mio “cuore” e seguirlo senza sapere dove mi avrebbe portato.

Per qualcuno il cambiamento è più facile, riescono a fare una transizione morbida da un lavoro all’altro, da una dimensione di vita all’altra. Per me non è stato così. Quando lavoravo a Milano, avevo provato a dedicarmi di più alle mie “passioni”, a ritagliarmi il tempo libero, mi ero persino iscritta all’università per prendere la seconda laurea in scienze sociali ma non ero riuscita a trovare una via di mezzo. Quando vivevo a Singapore, il contenuto del lavoro che svolgevo mi aveva reso insostenibile la routine quotidiana.

Sentivo che stavo buttando letteralmente la mia vita nel cestino

e che ogni giorno invecchiavo senza avere fatto altro che sprecare tempo prezioso. Il contentino dello stipendio non mi bastava più. Sebbene guadagnassi in un mese quello che guadagno adesso in sei. Avevo lasciato il lavoro senza avere un progetto chiaro, solo voglia di fermarmi e respirare. Un periodo sabatico, senza aspettative se non quella di fare tutto quello che dalla maturità in poi non ero mai riuscita a fare perché mi ero subito iscritta all’università, avevo finito a 23 anni, avevo iniziato a lavorare e dopo 10 anni non avevo mai smesso. Sapevo che in Asia avrei ritrovato il lavoro anche dopo un anno. Avevo tempo e la possibilità di un break. Dopo mesi di viaggi, corsi vari, divertimento, vacanza mi trovavo a interrogarmi su quello che avrei fatto della mia vita e mi sembrava di non sapere fare altro che il mio lavoro.

Tutti prima o poi esprimono un desiderio

In una vita fatta di “doverismo” la cosa che in quegli anni mi aveva dato veramente gioia e mi aveva fatto sentire bene nel corpo, provare sensazioni che non conoscevo, un rilassamento non accompagnato da sonnolenza ma da una strana sensazione di lucidità, chiarezza mentale, apertura di respiro era stato lo Yoga. Mi era successo proprio a fine di una lezione circa un anno prima di pensare con grande desiderio “come sarebbe bello vivere facendo yoga!”. Nel pensarlo mi ero sentita “libera”, una sensazione che facevo fatica a descrivere allora ma che adesso provo ogni giorno. Mi sento libera quando sento di vivere le esperienze che desidero, di comportarmi e di agire secondo quello che ritengo giusto per me, quando posso dedicarmi alla mia pratica o allo studio senza limitazioni, interruzioni o richiesta di permessi. Mi sento libera quando programmo il mio lavoro e anche quando vado in vacanza sebbene nessuno mi paghi più le ferie. Mi sento libera anche adesso che scrivo questo articolo.

Ho espresso il desiderio di essere libera di vivere la vita che mi faceva stare bene

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Dream Big – Nothing is impossible, frase che mi sembrava quasi sarcastica, in quel momento era veritiera, almeno nella misura in cui affermava che possiamo sognare e realizzare i nostri sogni. A me è successo senza che neanche me ne accorgessi. Tutto è partito dal “mollare il certo per l’incerto”. Nella fase di transizione ho incontrato tutti i miei “fantasmi”. Come nel passaggio dal deserto verso la terra promessa anche io ho dovuto fare i conti con il mio deserto interiore e affrontare la paura, l’insicurezza, il non sentirmi all’altezza, il cercare all’esterno un’ancora che alla fine ho trovato solo dentro me stessa. E’ stato un viaggio bellissimo e sono sicura di non avere ancora raggiunto la meta. Come dicono i mistici il viaggio è la meta. Ma una cosa mi sento di sottoscriverla, l’ho sperimentata sulla mia pelle: sognate in grande, tutto è possibile!

Qual è il tuo sogno?

Happy child playing with toy wings against summer sky background. Retro toned