amore

Amore, amore, amore … parola antica quanto l’umanità, che continua a rappresentare una parte importante della nostra esistenza, se non la più importante. Uno degli insegnamenti principali di Gesù di Nazareth riguarda proprio l’amore. “Ama il tuo prossimo come te stesso”, diceva Gesù, che però è diverso da dire “ama il tuo prossimo più di te stesso”. Nel saggio “Essere e Amare”, Althea Horner, psicologa americana specializzata nelle problematiche di relazione, illustra in maniera molto chiara il conflitto – che spesso emerge nel rapporto di coppia – tra il bisogno di avvicinarsi intimamente all’altro e quello di mantenere saldo il senso della propria identità. Un amore sano non può essere una minaccia per il proprio Sé, non deve essere “qualcosa di negoziabile che si riceve in cambio dell’essenza stessa della propria personalità” – dice la Horner.

Equilibrio nell’amore

In un rapporto di amore equilibrato, entrambe le parti mantengono gusti, opinioni, interessi e spazi ben definiti e condividono la vita insieme con piacere e gratificazione. Nessuno dei due si sente abbandonato quando l’altro dedica del tempo al proprio spazio personale e nessuno dei due si aggrappa all’altro in un legame coatto. Un amore sano prevede la condivisione e non la coercizione di sentimenti ed emozioni, nel pieno rispetto dello spazio emotivo dell’altro. Una relazione che si basi su questi presupposti è possibile quando si è in presenza di due persone che abbiano consapevolezza di se stesse, che sappiano anche stare da sole e gioire dei momenti di solitudine, che soprattutto siano consapevoli delle personali dinamiche di attaccamento.

Dipendenza affettiva

dipendenza affettiva

Tuttavia, vivere una relazione mantenendo rispetto e fiducia in se stessi e nell’altro è tutt’altro che scontato e dunque entrare in intimità rappresenta spesso un motivo di ansia e di resistenza. Spesso accade di sentirsi intrappolati in relazioni, a volte anche solo di amicizia, da cui non si riceve nessuna gratificazione. Persistere in situazioni di tal genere induce rabbia inconsapevole verso se stessi che viene mascherata covando rancore verso l’altro. La ragione di questo meccanismo risiede nel bisogno di riattivare all’interno del rapporto il meccanismo vissuto con le prime figure di attaccamento, quelle genitoriali.

Amore condizionato

Se la nostra primaria esperienza dell’amore è stata quella di un amore condizionato, in cui abbiamo ricevuto attenzione e affetto solo se ci comportavamo “bene”, attrarremo nella nostra vita persone disposte ad “amarci” solo quando soddisfiamo le loro aspettative. Nel rapporto con queste persone, siamo portati a negare la nostra identità: saremo inclini ad uniformarci alle loro richieste, soffocando i nostri bisogni reali e maturando rabbia. Se non prendiamo atto di questa dinamica, possiamo passare di relazione in relazione dibattendoci tra il bisogno di ricevere amore dall’altro e il bisogno legittimo di identità. Prendere coscienza di se stessi e accettare con onestà e compassione anche i propri lati “ombra”, rappresenta il risultato di un percorso di guarigione che si può affrontare nel tempo anche con l’aiuto di un terapeuta. 

Amore per te stesso: ecco la ricetta!

amore per te stesso

Continuare a demandare all’esterno la convalida del tuo valore va a detrimento della tua autostima e ti pone in un cronico rapporto di dipendenza. Dall’altra parte, chiuderti nel titanico convincimento che “non hai bisogno di nessuno” e rifiutare l’intimità a priori ti segrega in una costante situazione di deprivazione affettiva che alla lunga si risolve in depressione. L’equilibrio risiede nel coltivare amore per te stesso e sviluppare accettazione anche verso gli aspetti della tua personalità che non ti piacciono. Se non sei tu a farlo per primo non puoi pretendere che lo facciano gli altri.

chakra del cuore

“Qual è la misura dell’amore? Un amore senza misura”

Quando l’amore germoglia nel nostro cuore, proviamo una sensazione di apertura ed espansione che dall’interno viene emanata all’esterno e si trasmette anche agli altri. In questo caso il centro energetico del cuore è in equilibrio e la nostra esistenza fluisce in perfetta armonia.

Quarto chakra
Sviluppare l’amore verso se stessi è alla base del funzionamento del quarto chakra: Anahata, il non colpito. Il quarto chakra è collegato all’elemento aria, è collocato nel plesso cardiaco e rappresenta l’equilibrio, l’amore e la relazione. Il colore ad esso associato è il verde e la sua forma è una stella di Davide, due triangoli che s’intersecano formando una figura a sei punte. Data la sua posizione possiamo visualizzarlo come un ponte tra i primi 3 e gli ultimi 3 chakra: è il punto in cui la corrente liberatoria che arriva dal basso e quella della manifestazione che proviene dall’alto si uniscono in equilibrio. È la sede dell’integrazione tra lato maschile e femminile, mente e corpo, persona e ombra. È anche il punto di equilibrio tra il mondo interiore e l’esterno: equilibrio tra dare e ricevere, socializzare e star soli, lavorare e gratificarsi. Se questi aspetti sono in armonia il quarto chakra funziona correttamente.

Respiro e apertura del cuore
Il demone del quarto chakra è il dolore: una delle ragioni di chiusura del cuore è l’aver provato dolore e la paura di ripetere l’esperienza. Il dolore pesa sul cuore come un macigno, ci impedisce addirittura di respirare. L’amore ha un ampio respiro, in senso metaforico e in senso reale. Un chakra del cuore aperto si manifesta esattamente con una sensazione di apertura nel petto, un libero fluire del respiro che attraversa il torace con il suo movimento ritmico e si ripercuote negli altri chakra,sia alti che bassi. Per disporsi all’apertura del cuore possiamo iniziare dalla meditazione sul respiro: oltre a rendere la mente più equilibrata e concentrata, ci riporta al nostro chakra centrale, dandoci un’incredibile stabilità interiore. Collegare i nostri pensieri, sentimenti e sensazioni mutevoli alla continuità del respiro è forse la strada maestra per nutrire e aprire l’energia del cuore. Questo ci porterà a una comprensione delle cose che non proviene dall’intelletto ma dal cuore.

Una sequenza di Yoga che può aiutarci a contattare gli aspetti legati al funzionamento del centro energetico del cuore è riportata sull’articolo “Essere e Amare: intimità e identità” uscito sulla rivista Vivere lo Yoga  nell’estate del 2013.

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