La rabbia è un’emozione che proviamo tutti ma che a volte non sappiamo esprimere adeguatamente. Socialmente è purtroppo considerata un’emozione negativa e quindi vorremmo non provarla mai e se accade, facciamo di tutto per controllarla e reprimerla. Come tutte le emozioni, però, ha una funzione importante: è un meccanismo di protezione che ci segnala che qualcosa non va.
La proviamo quando ci sentiamo invasi, non rispettati, usati, presi in giro, offesi, quando riteniamo di subire un’ingiustizia e in molte altre occasioni. Ignorare o reprimere questo messaggio ha l’effetto ‘pentola a pressione’.

Manifestare la nostra rabbia ci fa paura e quindi la comprimiamo a nostre spese. Reprimerla alimenta sentimenti depressivi e di inferiorità, andando ad intaccare la nostra autostima.

La rabbia diviene negativa e quindi distruttiva quando non viene riconosciuta ma piuttosto negata. Così facendo si rischia di accumularne tanta da finire per esprimerla violentemente in momenti inadeguati e verso le persone più deboli.

Reprimere o negare la rabbia non significa, inoltre, eliminarla. La rabbia repressa si manifesta nel corpo attraverso mal di schiena, infiammazione dell’apparato digestivo e psoriasi.

Possiamo fare amicizia con la rabbia

La rabbia però è “dalla nostra parte”, è un utile meccanismo di protezione. Piuttosto che reprimerla possiamo imparare ad usarla in maniera efficace trasformandola in assertività.

Come? In 4 step:

  • Individua l’origine della tua rabbia
  • Accetta la presenza di questa emozione e legittimati a provarla
  • Non identificarti e prendi consapevolezza del fatto che puoi gestirla senza farti sopraffare
  • Esprimila in modo costruttivo ed efficace

 

Ilaria Evola
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