Anjali-mudra

La gratitudine viene definita come un sentimento di affettuosa riconoscenza per un beneficio ricevuto. Esprimere gratitudine per la propria esistenza implica la certezza di avere ricevuto un dono prezioso: la vita e la possibilità di viverla!

L’incontro di meditazione che ho tenuto l’8 gennaio ha offerto al gruppo uno spunto per alcune considerazioni sulla propria esistenza. La meditazione consisteva nel “guardarsi” dall’esterno in diversi momenti della propria vita, viaggiando indietro e poi in avanti nel tempo. Fermarsi a meditare sul percorso che abbiamo seguito per arrivare al presente, ci permette di guardare alla nostra esistenza da un’ottica più ampia, è un metodo di autosservazione che ci aiuta a conoscerci e anche a comprendere meglio chi siamo. In questa osservazione è fondamentale il “come” guardiamo a noi stessi. La difficoltà è la sospensione del giudizio, la capacità di raccontarsi la propria storia senza recriminare sulle scelte che abbiamo fatto: nel momento in cui abbiamo agito era il “meglio” che potessimo fare. Ringraziare per il percorso compiuto è un mezzo potente per accogliere le nostre fragilità – restituendo dignità alla fatica e alla sofferenza – e celebrare ciò che siamo nella nostra interezza.

Ho sperimentato che ringraziare per le mie fragilità, mi ha reso meno giudicante verso me stessa e di riflesso verso gli altri, mi ha permesso di fare pace con il passato – con i suoi momenti di successo e con i “fallimenti” – e mi ha aiutato ad alleggerire le aspettative sul futuro, permettendomi di vivere il presente per il semplice piacere della vita.

Anjali mudra, gesto che simboleggia il saluto in molte cuture asiatiche, è anche detto il sigillo del cuore: i due palmi si uniscono in corrispondenza del cuore e in questo gesto troviamo l’equilibrio delle polarità, la convergenza degli opposti, l’integrazione delle nostre parti: la pace. Provate!