Charlize Theron plays Queen Ravenna, who literally sucks the life out of female prisoners to keep herself looking young and vibrant.

L’invidia nasce da una cronica sensazione di carenza e da una strutturale sottovalutazione di se stesso da parte di chi si pone sempre in confronto agli altri, sviluppando un atteggiamento di eterna insoddisfazione. La percezione distorta del proprio valore induce l’invidioso a considerare “non abbastanza” ciò che possiede e a vedere in ciò che hanno gli altri qualcosa di meglio, a cui lui crede di non avere accesso. Francisco De Quevedo, in “Sogni e discorsi”, descrive molto chiaramente questa condizione quando racconta che gli invidiosi, giungendo all’inferno e vedendo tutte le anime sottoposte alle diverse torture, si sentono delusi e soffrono nel constatare che a loro non è stato riservato alcun posto.

Chi è l’invidioso?

La carenza è la motivazione di fondo che muove l’invidioso. Utilizzando le parole di Maslow: “L’essere umano nel pieno delle sue funzioni è motivato dall’abbondanza, un naturale fluire di soddisfazione di fondo; mentre in condizioni non ottimali le motivazioni che lo guidano sono all’insegna della carenza: qualità definibile come desiderio di colmare incessantemente un vuoto. Un’immagine che può chiarire meglio l’idea è quella di un secchio con un buco, anche se lo riempiamo sarà sempre vuoto”.

secchio con il buco

Carenza di autostima

Chi invidia non riconosce il proprio valore e tenta incessantemente di essere migliore di ciò che crede di essere, insegue un’immagine ideale impossibile da raggiungere, che gli lascia un senso di vuoto sempre più grande. Una metafora che sintetizza la condizione dell’invidioso è quella del cane che si specchia nello stagno con un osso in bocca e non riconoscendo se stesso in quell’immagine, desidera così tanto l’osso del cane che vede di fronte a sé, da aprire la bocca per afferrare l’osso riflesso. Ciò che realmente manca a chi invidia non è quello che vede negli altri ma la consapevolezza di se stesso. Nel libro “Messaggio per un aquila che si credeva un pollo”, Anthony DeMello, attraverso brevi e simpatici racconti, ci fa riflettere su quanto l’atteggiamento competitivo, le etichette che diamo e ci vengono date, i pregiudizi e le aspettative  – spesso troppo alte – che abbiamo ereditato da altri ci portino a vivere in un totale stato di assenza di consapevolezza di chi siamo realmente.

invidia

Antidoto all’invidia: consapevolezza!

Cos’è che porta un uomo a sentirsi costantemente irrequieto, a vedere la metà vuota del bicchiere e a confrontarsi sempre con gli altri, senza valorizzare adeguatamente ciò che possiede, non solo in termini materiali ma anche e soprattutto in termini di valore ontologico: le proprie qualità, la propria essenza? In alcuni testi spirituali si legge che la verità nel mondo è capovolta: “la luce era nel mondo ma le tenebre non l’hanno compresa” (Vangelo di Giovanni). Nei testi sacri dell’India e in un secondo momento anche nei testi filosofici della Grecia antica si parla del nostro tempo come di un’epoca buia (Kaliyuga), un’età di grande decadenza rispetto alla nostra condizione spirituale originaria. L’invidioso è, tra tutti gli uomini, il più miope, il più lontano dalla realtà, intesa come reale percezione del Sé. Quando l’invidioso si renderà conto di non essere il peggiore degli uomini e rivolgerà a se stesso le stesse attenzioni che così spasmodicamente riserva agli altri, scoprirà quanto miope è stato e quanto poco si è amato. Scoprirà quanto poco appagante sia l’emulazione degli altri e quanto più soddisfacente possa essere vivere la propria identità, accettando le proprie luci e ombre con compassione e amorevolezza. E tu? quanto sei consapevole di te?

Coltiva la Gratitudine e la Gioia di essere te stesso

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“Qualunque fiore tu sia, quando verrà il tuo tempo, sboccerai. Prima di allora una lunga e fredda notte potrà passare. Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento. Perciò sii paziente verso quanto ti accade e curati e amati senza paragonarti o voler essere un altro fiore, perché non esiste fiore migliore di quello che si apre nella pienezza di ciò che è. E quando ciò accadrà, potrai scoprire che stavi sognando di essere un fiore che doveva ancora fiorire.”  DAISAKU IKEDA