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Kripalu: utilizzare lo Yoga come strumento di crescita personale

La parola Kripalu deriva dal sanscrito – lingua dei sacri testi indiani: i Veda – e vuol dire ‘compassionevole’. Il Kripalu Yoga prende il nome da Swami Kripalu (1913-1981), maestro indiano noto per l’intensita’ della sua pratica spirituale e per la profonda compassione. I suoi insegnamenti furono introdotti negli Stati Uniti durante gli anni 60 dal discepolo Yogi Amrit Desai, che fondo’ nel 1974 il primo Kripalu Center nel Massachusetts.

La principale differenza tra il Kripalu Yoga e le altre tradizioni è l’integrazione della filosofia yogica orientale con gli strumenti di crescita psicologica di matrice occidentale. Il Kripalu permette a chi lo pratica di applicare e trasferire i benefici dello yoga alla vita di ogni giorno, dimostrando che il cammino di risveglio spirituale e’ accessibile anche a chi vive una quotidianità’ nel mondo frenetico di oggi lontano dalla pace che un ashram pu offrire. Particolare enfasi viene infatti data allo sviluppo della ‘presenza’: il vivere nel ‘qui e ora’. In tal modo lo yoga diviene uno strumento utile non solo per allungare, rafforzare la muscolatura e correggere i disallineamenti posturali ma anche per sviluppare la consapevolezza delle emozioni/sensazioni/pensieri che costantemente fluiscono nella nostra mente. L’obiettivo della tradizione Kripalu è quindi permettere all’individuo di osservare le proprie emozioni nella vita di tutti i giorni, rendendolo più consapevole e presente a se stesso. Di riflesso, si diviene più capaci di esprimersi e ascoltare gli altri, aumentando la qualità delle proprie relazioni e più in generale della propria vita.

La pratica del Kripalu si fonda su 3 fondamentali punti:

1. Consapevolezza del corpo e del respiro

2. Introspezione e rilascio emozionale

3. Meditazione in movimento

Raggiungimento della consapevolezza del sistema corpo/respiro

Per entrare in contatto con la propria dimensione interiore il Kripalu propone 5 step (breathe, relax, feel, watch, allow):

Respira: osservare il respiro e raggiungere un ritmo fluido e regolare
Rilassa: rilassare le parti del corpo in cui sentiamo accumularsi la tensione
Senti: ascoltare le sensazioni fisiche ed emotive che emergono rilassando corpo e respiro
Osserva: osservare i pensieri che affollano la mente senza soffermarsi
Accetta e lascia andare: non perdersi nelle sensazioni piacevoli e non respingere quelle negative, semplicemente lasciare andare tutto ci che emerge durante questo atto di osservazione interna.

Applicando questa sequenza in 5 punti si entra in contatto con il proprio corpo in maniera più consapevole imparando ad accettarne i limiti e a soddisfarne i bisogni. Essere presenti ed avere consapevolezza del corpo aiuta, durante la pratica, a rilasciare croniche tensioni muscolari ed emozionali. Quando si diviene ricettivi ai messaggi del corpo si hanno gli strumenti per cogliere ed eventualmente sciogliere i blocchi emotivi che stanno dietro ad una resistenza muscolare all’allungamento. Inoltre, la pratica del Kripalu ci rende più consapevoli del cosiddetto ‘edge’, il limite fisico oltre il quale subentra il dolore e i benefici dello yoga svaniscono. Se raggiungiamo e non superiamo il nostro limite, il respiro rimane regolare e il mantenimento della posizione diviene rilassante e confortevole, come insegna Patanjali nello Yoga Sutra. Osservare costantemente il respiro anche durante il mantenimento di una posizione aiuta a mantenere un ritmo di respirazione regolare e a sviluppare la presenza, in altri termini la mente sarà nel ‘qui e ora’ senza perdersi in pensieri e sensazioni passeggere.

Introspezione e rilascio emozionale

Come descrive, Richard Faulds, nel manuale ‘Kripalu Yoga – A guide to practice on and off the mat’, questa tradizione è molto introspettiva. Tenere le posizioni a lungo, applicando i 5 step della presenza e non superando il limite fisico, aiuta ad evocare emozioni e traumi che possono anche essere stati sepolti nell’inconscio. Il Kripalu offre la rara opportunità di ascoltare e osservare il flusso dei pensieri sospendendo il giudizio e divenire un testimone distaccato. Con la pratica scopriamo che possiamo farci guidare più dalla saggezza del corpo e dall’intuizione che dalla mente razionale e diveniamo consapevoli dei traumi di cui il corpo porta ancora l’impronta. Attraverso il Kripalu, sviluppiamo un percorso di trasformazione personale che apporta benefici a tutti i campi della nostra vita.
Meditazione in movimento

L’ultimo punto della pratica Kripalu è la cosiddetta Meditazione in movimento, che si raggiunge solo con una pratica matura. Si parte con il connettersi alla propria dimensione interiore attraverso la pratica della presenza. Tenendo le posizioni a lungo senza superare il nostro limite interno, procediamo al rilascio emozionale e alla creazione di prana (energia vitale). La meditazione in movimento non è altro che l’essere presenti e immersi nelle sensazioni fisiche ed emotive che emergono e fluiscono durante la tenuta e il rilascio della posizione. In tal modo possiamo dire di ‘essere totalmente’ nella nostra dimensione corporea sia in termini fisici che energetici. L’osservazione del flusso di pensieri ed emozioni quando è costante e allenata alla sospensione del giudizio, ci permette di attivare il testimone interno che ‘osserva senza giudicare’, anche mentre pratichiamo e non necessariamente quando siamo seduti a meditare.