L’essere umano è immerso in una dimensione costituita di materia ed energia. Sarebbe più corretto dire che tutto nella realtà che ci circonda è energia che vibra con una diversa velocità. L’energia che vibra a basse frequenze si manifesta sotto forma di materia percepibile con i cinque sensi. Nel caso dell’essere umano parliamo del corpo fisico, quello che percepiamo attraverso la vista, il tatto e gli altri sensi. Più aumenta la velocità di vibrazione e più l’energia diventa sottile. Secondo la fisica quantistica, un’alta percentuale della realtà è costituita da energia non percepibile attraverso i canali di comunicazione tradizionali. Per fare un esempio, le onde elettromagnetiche con cui vengono trasmessi milioni di messaggi non sono percepibili attraverso la vista ma esistono e sono utilizzate per comunicare.

L’essere umano non è solo corpo

L’uomo non è costituito solo dal corpo fisico ma è un insieme di elementi – di “strati o involucri” secondo il Vedanta – di cui il corpo rappresenta la parte materica. L’uomo è anche mente con tutti i pensieri che questa produce, è anche fatto di emozioni, che proprio come le onde elettromagnetiche sono invisibili agli occhi ma producono risultati concreti sul corpo fisico: la paura ci fa tremare, la gioia ci fa vibrare, la rabbia ci infuoca, la tristezza ci opprime. Ma c’è di più: l’essere umano è anche spirito. E qui entra in scena il termine spiritualità. Se crediamo che l’essere umano sia anche fatto di spirito, possiamo parlare di spiritualità.

Spiritualità e spiritualismo

Negli ultimi decenni a partire dagli anni 60, abbiamo assistito alla diffusione di correnti di pensiero e di pratiche che vengono ricondotte alla nascita del fenomeno New Age (letteralmente “Nuova Era”), un’espressione generale che comprende diverse forme di controcultura spirituale. Pratiche come la meditazione, il channeling, la medicina alternativa rientrano nel fenomeno New Age, insieme a tante altre che vanno dalla cristalloterapia alla teoria dei bambini indaco. Questo fenomeno nasce dall’interesse sviluppato negli anni Sessanta dall’occidente verso il pensiero orientale e le sue filosofie, più vicine al mondo dello spirito che a quello della materia. Possiamo parlare di spiritualismo per indicare tutte le correnti di pensiero che riconoscono il primato dello spirito sulla materia e si contrappongono al materialismo e alle correnti di pensiero fondate sul dominio della logica razionale su quella istintuale.

Questa premessa è necessaria per distinguere spiritualismo da spiritualità. Quest’ultima non riguarda un periodo storico o una corrente di pensiero in particolare. La spiritualità è uno stato mentale che l’individuo raggiunge e che riguarda il suo mondo interiore. Per usare una definizione tratta dal libro “L’audacia di Vivere” del maestro Arnauld Desjardins: la spiritualità è la non dipendenza in rapporto a tutti i fenomeni, la non identificazione con gli stati di coscienza passeggeri. La spiritualità, quindi, ha una connotazione soggettiva e si estrinseca nella ricerca che l’individuo decide di intraprendere per rispondere alla domanda più antica di tutti i tempi: chi sono io?

Cos’è la ricerca spirituale?

Per spiegare il significato del termine ricerca spirituale, voglio usare una metafora: il viaggio. Prima di incarnarsi, l’anima sceglie che tipo di viaggio vuole compiere sulla terra. Cosa facciamo prima di partire per un viaggio? Decidiamo innanzitutto dove andare e quanto tempo abbiamo a disposizione per questo viaggio, e in base a questi elementi decidiamo con che mezzo di trasporto muoverci e che tipo di bagaglio portare con noi.

Bene, quando un’anima decide di partire per il viaggio di incarnazione nella vita terrena fa più o meno le stesse valutazioni. Parte però dall’ultimo elemento: quanto bagaglio porterà con sé? Il bagaglio che porta con sé un’anima sulla terra è costituito da quegli aspetti della coscienza – ancora scissi – che vuole integrare per la sua evoluzione. In base a questo, sceglierà le circostanze più adatte a “lavorare” su questi aspetti: i genitori, l’ambiente in cui crescerà, i condizionamenti a cui sarà sottoposta, le difficoltà che dovrà affrontare. Qual è la destinazione del viaggio dell’anima? Molte tradizioni spirituali parlano di “tornare a casa”.

Nel momento in cui l’anima decide il suo viaggio accetta alcune condizioni:

  • Quando si incarna dimentica chi è e da dove viene
  • Non ricorda qual è la sua missione sulla terra
  • Riceve tutti gli aiuti necessari per compiere il suo viaggio ma fatica ad accoglierli perché vengono dati sotto forma di difficoltà o nodi da sciogliere
  • Se non affronta questi nodi e tenta di eluderli si ripresentano sul suo cammino sotto svariate forme, fino a quando non li scioglierà.

Quando arriva sulla terra, l’anima lentamente perde la memoria di tutto e crescendo dimentica la sua vera natura. Ognuno compie il suo viaggio, più o meno consapevole di ciò che sta facendo. La ricerca spirituale è il viaggio dell’anima per “ritornare a casa”, la riconnessione dell’essere umano con il suo nucleo divino. 

La missione dell’anima

“Il viaggio dell’anima per tornare a casa” viene anche definito cammino di rinascita o di risveglio. Ci svegliamo quando trascendiamo la mente condizionata. La nostra mente è piena di schemi e di sovrastrutture, è stata programmata[1]. Veniamo condizionati e programmati in età precoce e uscire dalla mente condizionata significa trascendere ciò che impedisce di essere in contatto con il nostro “vero Sé[2]”, quindi di “tornare a casa”.

È un percorso molto arduo, che può durare anche tutta la vita ma che vale la pena di intraprendere e di percorrere perché la missione dell’essere umano su questa terra è proprio quella di uscire dalla prigione della mente condizionata. In altri termini, il risveglio avviene quando riusciamo a trascendere l’ego.

L’ego è l’insieme delle sovrastrutture e dei condizionamenti della mente con cui ci identifichiamo. L’identificazione con il prodotto della mente condizionata e quindi con l’ego ci porta a vivere in una realtà illusoria in cui vediamo ciò che ci circonda attraverso il filtro della mente condizionata.

I buddisti tibetani ci dicono che quando compiamo dei passi sul cammino spirituale, quando ci evolviamo trascendendo anche delle piccole parti dell’ego, ogni passo che facciamo in questa direzione si riflette non soltanto sulla nostra esistenza ma anche su quella degli altri, anche su persone che non conosciamo. Per il fenomeno della risonanza morfica[3] tutto ciò che noi realizziamo a livello spirituale (anche i piccoli passi) ha un effetto (risuona) non solo sulla nostra esistenza ma anche su quella degli altri. Ecco perché vale la pena intraprendere questo percorso di rinascita!

I 4 passi della ricerca spirituale

Per iniziare questo percorso è necessario un allenamento continuo e costante che prevede dei passi importanti. Ve ne citerò quattro.

Il primo è imparare ad osservare la propria mente: osservare l’attività della mente assumendo la posizione del testimone, dell’osservatore. Imparare ad osservare i propri pensieri significa assumere un atteggiamento meditativo[4]. Nel momento in cui smettiamo di dire “io penso” e lo sostituiamo con “la mia mente mi dice” riusciamo ad osservarci ed entriamo nella posizione del testimone. Quando impariamo ad osservare i pensieri – considerandoli per quello che sono: prodotto della mente e non realtà – usciamo dalla fede assoluta nell’attività della mente[5]. Noi non siamo i nostri pensieri. I nostri pensieri sono semplicemente un flusso di attività cerebrale e il primo passo è osservarli e non identificarsi.

Il secondo passo è sospendere il giudizio. In ogni situazione che viviamo, fateci caso, esprimiamo un giudizio, classifichiamo, etichettiamo, analizziamo. È una sorta di compulsione a confrontare continuamente ciò che c’è – quindi ciò che abbiamo davanti – con ciò che dovrebbe esserci. È come se non riuscissimo a stare in contatto con la realtà e il giudizio nasce proprio da questo continuo confronto fra “ciò che c’è” e “ciò che dovrebbe esserci”. Il “ciò che dovrebbe esserci” dipende dai nostri condizionamenti mentali: abbiamo un’idea di come le cose dovrebbero andare, di come gli altri e noi stessi dovremmo essere. E se le circostanze che viviamo non sono come dovrebbero o le persone e perfino noi stessi non siamo nel modo in cui dovremmo essere, allora ci giudichiamo. E al giudizio verso se stessi segue spesso una qualche forma di condanna, come in ogni tribunale!

Il terzo passo fondamentale è agire e non cercare il riconoscimento. Agire in maniera consapevole, restando fedeli a se stessi, significa agire indipendentemente da quello che potrà essere il risultato o la reazione degli altri. Significa agire – essendo presenti a ciò che si fa – senza farsi condizionare dalla ricerca dell’approvazione, del consenso, del riconoscimento degli altri. Anche questo dipende dalla nostra mente condizionata, siamo stati condizionati all’approvazione degli altri ma nel momento in cui agiamo – indipendentemente dal fatto che saremo o no popolari – con la nostra azione otteniamo un duplice risultato: ci concediamo la libertà di esprimerci e restiamo fedeli a noi stessi.

Il quarto passo è affrancarsi dalla preoccupazione del sé. Anthony de Mello, nel suo libro cult “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”, ci dice: mai come quando soffrite siete intrappolati nella vostra mente e siete prigionieri della preoccupazione del sé. Quando parlo di preoccupazione del sé, mi riferisco a tutti quei sensi di colpa, di inadeguatezza, quei giudizi che abbiamo su noi stessi che ci paralizzano, che non ci permettono di vedere ciò che stiamo vivendo. Se vogliamo uscire dalla preoccupazione del sé dobbiamo rivolgere lo sguardo all’esterno, iniziare a vedere che esiste anche l’altro. Vi faccio un esempio: supponiamo di vivere un momento di depressione, di stanchezza, di demotivazione, in cui ci sentiamo frustrati e apatici. Ecco, in quel momento, piuttosto che stare a rimuginare e a focalizzarci sulla nostra sofferenza, rivolgiamo lo sguardo all’esterno e diamo attenzione a chi abbiamo vicino.

Questi quattro passi richiedono determinazione e allenamento costante, come quando decidiamo di rimetterci in forma fisica, è la stessa cosa. Ci alleniamo. I nostri muscoli per essere tonici hanno bisogno di allenamento e abbiamo bisogno di allenarci anche per intraprendere e continuare il cammino di risveglio spirituale. Vorrei, però, che sapeste che in questo cammino non siamo soli, siamo guidati e sostenuti. Rivolgetevi a ciò in cui credete – all’universo, alla vita, a Dio – e chiedete aiuto. Vi verranno dati gli strumenti, le guide e le istruzioni per continuare il cammino.

C’è ancora una buona notizia! Abbiamo anche degli strumenti in nostro possesso che possiamo già da subito utilizzare. Quali sono?

Sarà l’argomento della seconda parte dell’articolo.

Articolo pubblicato sul Blog Magia dell’inconscio su cui trovate interessanti articoli di psicologia e spiritualità.

Note:

[1] Cos’è l’atteggiamento meditativo: https://youtu.be/uV6TLhDCCRs
[2] Cit. “Intelligenza spirituale” di Corrado Pensa
[3] Cit. “La rivoluzione interiore” di Robert Thurman.
[4] Molti maestri orientali e occidentali parlano di de-programmazione della mente. Osho, ad esempio, per citarne uno molto popolare.
[5] Il nucleo divino al nostro interno, che viene chiamato in vari modi: essenza (Gurjieff), anima, Sé superiore (Assagioli),…

 

 

Ilaria Evola
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