Il lavoro sulla consapevolezza richiede di aderire alle condizioni in cui ci troviamo adesso – qui ed ora – e di lasciar cadere i pensieri circa le condizioni in cui ci piacerebbe essere o nelle quali riteniamo che dovremmo essere. Questa è la premessa per il funzionamento dell’autoregolazione organismica: le naturale capacità dell’organismo di trovare un equilibrio omeostatico.

Osservare versus fuggire

Per poter stare con le cose “così come sono” è necessario sviluppare due abilità: osservare e accettare. Al presentarsi di una sensazione o emozione spiacevole, il nostro primo impulso è quello di fuggire o di combatterla. Esiste una terza via: osservare non identificandosi. Cosa significa? Dal punto di vista dell’io è una contraddizione. Facciamo l’esempio della tristezza, quando ne siamo attraversati il nostro impulso è quello di investire un’enorme quantità di energia nel tentativo di liberarcene. Siamo convinti che per eliminare la tristezza dobbiamo pensare a come uscirne o al perché questa si è presentata. Questa  è la nostra modalità abituale di re-agire a ciò che non ci piace. Adottare un approccio consapevole a ciò che si presenta nella vita comporta lo sviluppo di una contro-abitudine: piuttosto che cedere al pensare compulsivo – facendoci film mentali, perdendoci in lunghi dialoghi interiori – possiamo fermarci, sospendere il pensiero e osservare.

Junge blonde Frau steht traurig am Fenster und schaut hinaus.

Sequenza di consapevolezza

Un esercizio cruciale nello sviluppo di questa contro-abitudine può essere il seguente in 3 passi:

  • entrare in contatto con la sensazione;
  • osservare che tipo di sensazione è (piacevole, spiacevole, neutra);
  • osservare che atteggiamento c’è verso di essa (attrazione, repulsione, confusione, distrazione).

Questa sequenza, applicata inizialmente alle piccole cause di fastidio quotidiane, con il tempo e l’allenamento si trasforma in un’attitudine nuova e ci permette quando arrivano le grandi onde di turbamento (dolore da separazione, rabbia, frustrazione, ecc…) di osservarle senza farci sopraffare dall’identificazione totalizzante. Per intraprendere questo “allenamento” alla consapevolezza, si può partire dalle sensazioni del corpo. Nel caso della tristezza ad esempio, potrebbe trattarsi del sentire un macigno sul petto. Il solo osservare la sensazione nel corpo, sentirla sino al midollo ci permette di dis-identificarci quasi istantaneamente e uscire dalla trappola mentale.

Brain lifting barbell. Mind power concept.

Non puoi cambiare l’esterno ma il modo in cui reagisci ad esso

Allenare la consapevolezza ad osservare e stare con ciò che è spiacevole e doloroso, non elimina la sofferenza ma modifica radicalmente il nostro rapporto con essa. La chiave di questo approccio è prendere coscienza del fatto che il modo in cui viviamo la sofferenza dipende da noi. Non abbiamo nessun potere sugli eventi esterni ma abbiamo tutto il potere su come noi li viviamo all’interno e questa è un’ottima notizia! Tornando all’esercizio proposto, è importante saper discernere tra due cose: una cosa è la sensazione spiacevole (tristezza, rabbia, insoddisfazione) un’altra è l’avversione che abbiamo nei suoi confronti. Non sono le emozioni in sé ad essere buone o cattive ma è il modo in cui le viviamo a generare sofferenza. Si tratta di passare dall’abituale resistenza alla sofferenza, all’addestramento alla non avversione, dall’identificazione totalizzante all’osservazione equanime, dalla resistenza all’accoglienza e quando questo avviene si prova un senso di pace.

accogliere-le-paure

Omeostasi emotiva

Il nostro organismo possiede una naturale capacità di ritrovare il suo equilibrio interiore, che nella Gestalt è definita autoregolazione organismica. Quando ci alleniamo a stare con la sofferenza scopriamo che possiamo anche risparmiarci quello spasmodico ed estenuante pensare e fare. Se smettiamo di resistere e ci arrendiamo, permettiamo all’organismo di ritrovare il suo equilibrio. La difficoltà è arrendersi a questa forza più grande preposta alla nostra autoregolazione, che non è sotto il nostro controllo razionale ma agisce nel momento in cui smettiamo di combattere. Allora avviene la trasformazione: se ci facciamo attraversare da essa senza resistere,  la sofferenza ci attraverserà letteralmente senza stazionare più del dovuto. Resistendo ne amplifichiamo la portata, resistere paradossalmente ci fa attaccare di più e non ce ne libera. Viverla con consapevolezza, cioè accoglierla e sentirla ci permette di tollerarla, attivando l’autoregolazione organismica: troviamo al nostro interno il sostegno e la centratura che ci riporta in equilibrio. E quindi possiamo sentirci in pace, sereni anche nel dolore.

impermanenza

 Quindi…

Torniamo all’esempio della tristezza. Abbiamo due possibilità. La prima è combattere con tutte le nostre forze lo stato di tristezza indugiando sui pensieri circa le cause e le vie di uscita. Così facendo la evitiamo, non la sperimentiamo, non ci entriamo in contatto. Proprio il tentativo di uscirne in fretta ci fa restare soggiogati ed identificati ad essa, restando in uno stato di sofferenza.

La seconda, da allenare ogni giorno, è entrare in contatto con la tristezza, viverla completamente, osservare come si manifesta nel nostro corpo, stare nella sensazione somatica, accogliere l’eventuale manifestazione emotiva come il pianto. Stare con la tristezza ci farà sperimentare anche la sua natura impermanente. Attraversare la tristezza ci farà uscire dall’identificazione con essa e permetterà all’autoregolazione organismica di attivarsi. Come diceva Perls: l’unico modo per uscirne è passarci attraverso.

Piccoli passi…

Per iniziare questo processo di sviluppo della contro-abitudine a sostenere e non fuggire la sofferenza, si parte dal primo passo: stare con il respiro. Se fate fatica potete considerare di seguire corsi di meditazione guidata, di yoga o di mindfulness. Affidarsi ad un insegnante o ad una guida può aiutare a superare la resistenza iniziale per poi camminare con le proprie gambe!

Seguimi

Ilaria Evola

Ilaria Evola opera a Milano come counselor per il benessere personale e relazionale. Diplomata in counseling gestaltico, ha sviluppato un approccio somatico che integra le tecniche di consapevolezza corporea con quelle psicologiche. Oltre ai percorsi individuali, tiene anche laboratori di counseling per gruppi e insegna yoga e meditazione.
Ilaria Evola
Seguimi

Latest posts by Ilaria Evola (see all)