Relazione tra chakra  ed emozioni

Consapevolezza dei centri energetici e del loro funzionamento

All’interno del corpo energetico ci sono centri di energia, detti chakra, che regolano, conservano e gestiscono gli aspetti fisici, emozionali, mentali e spirituali dell’individuo e lo mettono in contatto con l’universo. Sono come degli imbuti che permettono l’accesso dell’energia dall’esterno. Il termine chakra significa ruota, il loro movimento è infatti rotatorio e sono costituiti all’interno da vortici più piccoli chiamati petali. Sono in continuo movimento e in assenza di ostruzioni convogliano il flusso dell’energia vitale da un chakra all’altro, dall’uomo all’universo e viceversa.
Ci sono chakra primari e secondari che svolgono funzioni altrettanto importanti. I più conosciuti sono 7, dislocati lungo la colonna vertebrale. In questo articolo ci focalizzeremo sui primi 3, connessi all’autosostegno, al piacere e al potere personale.

FormaChakra

Primo Chakra: Muladara e la capacità di sentire

Cos’è la sensazione? Sensazioni corporee, desideri organici, immagini e pensieri che si esprimono nel corpo. In presenza di una capacità di sentire sana, l’individuo prenderà facilmente consapevolezza del bisogno che sta emergendo. Questa capacità di sentire e di sentirsi viene definita grounding  ed è strettamente connessa al sentirsi legittimato ad esistere. Un individuo con un completo senso di radicamento – primo chakra in equilibrio – ha sensazioni chiare e accessibili che gli permettono di essere in contatto con i propri bisogni reali e quindi di orientare le proprie azioni verso il soddisfacimento degli stessi.

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Tutte le fondamenta affondano nella terra. Per il nostro spirito il corpo è la terra, le fondamenta, la casa. Mettersi in contatto con il corpo significa collegarsi con la terra, avere radici nella realtà biologica dell’esistenza. Quando questa capacità è stata intaccata siamo in presenza di desensibilizzazione che si manifesta nel corpo con: attenzione selettiva (ci distraiamo per evitare di prestare attenzione alla sensazione emergente), respirazione superficiale e contrazione muscolare cronica.

La desensibilizzazione è spesso accompagnata da un’eccessiva confluenza con l’ambiente: risposta energetica di un organismo a cui non è stato riconosciuto il diritto di esistere, che ha reagito alla carenza di contatto e accudimento con una sistematica rimozione dei confini. Porre dei limiti è pericoloso per questa persona, perché viene percepito come un’ulteriore perdita della possibilità di fusione e contatto che gli è già stata negata. La risposta allora è ‘non sentire’, perché il sentire rappresenta una minaccia alla sopravvivenza. Quando il corpo non si sente al sicuro, taglia fuori le sensazioni fisiche e il senso di radicamento viene minato. Il chakra della radice funzionerà in modo non ottimale e questo si rifletterà anche sulla percezione delle situazioni di pericolo, inducendo la persona a vivere in un perenne stato di ansia e paura. La corrente energetica discendente, radicante, viene inibita dirigendo l’energia alla testa. Un individuo con una corrente ascendente accelerata sarà iper vigile nei riguardi dei messaggi esterni e in costante allerta verso il pericolo (reale o percepito). Il corpo viene annientato e la coscienza è elevata, creando una profonda frattura corpo-mente. Si vive letteralmente fuori dal corpo che viene infatti oggettivizzato. La presenza di questo fenomeno si rileva in chi parla del proprio corpo come se appartenesse ad un altro: ‘il mio corpo mi fa impazzire quando si comporta come non dovrebbe’! In questo caso è necessario ri-sensibilizzare il sé e ripristinare il radicamento.

Secondo chakra: Identificazione dei bisogni e capacità di provare piacere

Nel processo di individuazione del bisogno, l’individuo può trovare un ostacolo se non gli è stato concesso di esprimere liberamente se stesso secondo i propri impulsi ed è stato censurato il suo diritto di provare emozioni. Quando emerge un emozione, nel corpo si genera un impulso al movimento. L’emozione è una corrente energetica ed è essa stessa movimento. Dare libera espressione all’emozione libera il corpo ed è vero anche il contrario: controllare un’emozione gela il movimento nel corpo. Quando questo accade, l’individuo tenderà a negare quella parte del corpo, quella parte di sé e a proiettarla all’esterno.

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Se inibiamo la nostra capacità di sentire, di provare emozioni e di esprimerle negando il bisogno, ci contraiamo, blocchiamo il movimento: irrigidiamo le mascelle, contraiamo le gambe, il ventre, tratteniamo il respiro. Se non siamo capaci di sentire, non avvertiamo neanche le nostre necessità, i nostri bisogni, e soffochiamo i nostri desideri. Il congelamento della nostra capacità di sentire è accompagnato dal senso di colpa, che emerge soprattutto nel momento in cui sentiamo il piacere. La colpa è nel corpo energetico il demone del secondo chakra.

Quali emozioni non vogliamo sentire?
Tendiamo a reprimere soprattutto le emozioni negative? Cosa sono veramente le emozioni che chiamiamo negative?

Rappresentano dei meccanismi di protezione che si oppongono alla repressione dell’energia del Sè, sono utili e preziose se le lasciamo agire. Come? Accettandole.

Vediamo un esempio: Una bambina sente l’anelito fortissimo di prendersi cura degli altri e sogna di diventare infermiera. Al momento di scegliere l’indirizzo scolastico rivela il suo sogno ai genitori che invece di accogliere e sostenere l’espressione autentica della figlia la giudicano e la condannano: “l’infermiera è un lavoro umile” e “le infermiere sono delle poco di buono”. “Tu devi diventare un avvocato di successo” (che per i genitori significa avere uno status sociale elevato ed essere rispettata). La bambina prova RABBIA – che nasce per opporsi alla costrizione dei genitori. Ma non può esprimerla e la reprime per PAURA – che i genitori non la approvino e la condannino ancora di più.

La bambina cresce facendo sue le convinzioni dei genitori, diventa un avvocato ma sente spesso una fitta al petto, una tristezza crescente di cui non sa spiegarsi la ragione: il DOLORE di avere tradito il suo sogno pur di non perdere l’amore dei genitori.

L’esempio è volutamente semplificato ma a quanti di noi è accaduto qualcosa di simile?

Il funzionamento del secondo chakra è strettamente legato all’emotività e alla capacità di individuare il bisogno da soddisfare. Solo rimanendo in contatto con le nostre sensazioni (primo chakra) e vivendo liberamente le nostre emozioni (secondo chakra) possiamo conoscere i desideri della nostra anima.

Recuperare il secondo chakra significa recuperare il diritto di avere dei bisogni. Il processo di riappropriazione parte dal corpo, soprattutto nel caso del secondo centro energetico che è il più connesso al movimento.

Terzo chakra: azione e potere personale

Che cosa è l’ego? E come funziona? In termini di centri energetici l’ego rappresenta l’organizzatore dell’energia istintiva che sale dal primo e dal secondo chakra e la combina con la coscienza che scende dai chakra superiori. L’ego funziona come entità esecutiva del Sé, funge da mediatore tra bisogno e coscienza, sceglie quali impulsi esprimere o reprimere e orienta il movimento verso il soddisfacimento del bisogno. Se l’individuo è in grado di individuare il proprio bisogno – se dunque il suo secondo chakra funziona – mobilizzerà la sua energia e agirà per soddisfarlo. La fase di mobilizzazione dell’energia è associata a livello corporeo all’atto di inspirare, inteso come caricare l’organismo di energia vitale. La fase dell’azione è invece connessa all’espirare, vista come capacità di scaricare l’energia nell’ambiente. In entrambi i casi è necessario attivare il movimento nel corpo, in assenza del quale la consapevolezza del bisogno rimane inespressa e quindi non agita.

Se osserviamo la posizione del terzo chakra nel corpo, ci rendiamo conto che è situato nella parte più morbida del torso: il plesso solare, che non è sostenuto né protetto dalle ossa. L’unica cosa che tiene eretto il corpo quindi è un atto di volontà. Quando il diritto ad agire autonomamente è stato danneggiato, il plesso solare si presenterà come collassato e la postura dell’individuo sarà chiusa in avanti. Senza il sostegno del potere personale e dell’autostima la nostra capacità di agire per realizzarci è bloccata.

Blocco3chakrasiamo come ballerine con fantastiche scarpe che però non riusciamo ad allacciare

A livello corporeo questo si traduce in un torace infossato accompagnato da un respiro superficiale. La quantità di ossigeno assorbito sarà ridotta, la testa si sporgerà in avanti e le ginocchia si serreranno compromettendo anche il contatto con la terra.

In presenza di un terzo chakra bloccato le azioni saranno guidate dalla vergogna più che dal potere personale: gli individui daranno più ascolto ai pensieri che agli istinti, soprattutto alle voci interiori giudicanti. Le azioni saranno controllate e non spontanee e la volontà utilizzata proprio per il controllo più che per il soddisfacimento sano dei bisogni in figura. Il trattenere l’impulso viene infatti esercitato attraverso la contrazione muscolare che alla lunga può diventare cronica e determinare disturbi quali emicrania, gastrite, colite spastica, tensione permanente alla mascella, cervicale, lombalgia, ecc… Non potrebbe essere altrimenti dato che il corpo è impegnato in una lotta costante.

Come invertire la direzione dell’atto di retroflessione dall’interno all’esterno? Le tecniche di rilassamento da sole non sono sufficienti perché hanno l’effetto dell’analgesico sul mal di testa. Per eliminare il mal di testa bisogna arrivare alla radice, utilizzando il processo somatopsichico che parte dalla consapevolezza corporea. Il recupero e la riappropriazione del potere personale sono proprio l’obiettivo del lavoro corporeo sul blocco del terzo chakra.

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