Leggendo un articolo – Living a Spiritual Life: Refining the Qualities of the Heart di Brahmani Liebman e Jashoda Edmunds – pubblicato sul sito del centro Kripalu, sono stata colta dal desiderio di scrivere le mie riflessioni riguardo al significato dell’insegnamento, del lavoro che come insegnante di Yoga e come counselor svolgo ogni giorno.

Come anche gli autori dell’articolo sottolineano, lo Yoga e le discipline di crescita personale rappresentano una “mappa” per ricordare a ciascuno di noi il percorso “per tornare a casa”. In altri termini sono uno strumento per prendere consapevolezza di chi siamo veramente e della missione della nostra esistenza. Non a caso infatti, quando ascoltiamo certe frasi durante una lezione di Yoga o partecipando a un seminario, sentiamo che risuanano dentro come vere: riconosciamo la verità degli insegnamenti spirituali perché è già dentro di noi e la sentiamo come nostra.

Gli insegnamenti spirituali ci invitano a coltivare qualità definite positive come la generosità, la rinuncia, la saggezza, la pazienza, l’equanimità e spesso – sebbene ne riconosciamo il valore – non sappiamo da dove iniziare. Per esempio, Swami Sivananda diceva “metti il tuo cuore, la tua mente e la tua anima anche nella più piccola cosa che fai. Questo è il segreto del successo”. Cosa vuol dire mettere il cuore nelle cose?

Vedere con il cuore

Ho un ricordo indelebile di una meditazione fatta difronte al mare, una sera al tramonto di 10 anni fa, quando avevo da poco deciso di intraprendere un altro percorso di vita. In quel periodo meditavo molto per mantenermi aperta e per gestire l’ansia del futuro, su cui non avevo nessuna certezza. Nel silenzio della meditazione mi “arrivò” questo importantissimo insegnamento: “non è quello che fai ma come lo fai”. A distanza di 10 anni questa frase piovuta dal silenzio dei miei pensieri è diventata una comprensione importante. Inizialmente l’ho capita come “è la qualità di quello che fai che fa la differenza, sia che tu lavori in banca o che insegni yoga“. Adesso l’ho compresa e l’ho sperimentata come “non è importante cambiare vita, sia che lavori in banca o che insegni yoga, se metti il cuore in quello che fai sarai felice“. Quindi ho impiegato 10 anni per capire che anche se restavo in banca potevo essere felice? In un certo senso sì. Ma se non avessi mai lasciato la sicurezza che quel lavoro rappresentava per me, uscendo dalla mia “confort zone” con i fatti e non solo con le parole, non lo avrei mai compreso. Questa comprensione che posso definire un insegnamento spirituale, mi ha messo nelle condizioni di agire con un approccio completamente diverso e di non portare nell’insegnamento le dinamiche che mi avevano reso infelice nella banca.

Quindi, qual è per me il significato dell’insegnamento?

Oggi ho aperto il libro di Robin Norwood, meglio conosciuta come l’autrice di “Donne che amano troppo”, e ho trovato questa frase sotto la data del 10 aprile: “il nostro compito su questa terra è di crescere, imparare e aprire gli occhi”. Io insegno quello che devo imparare e così cresco insieme ai miei allievi. Quando imparo mi pongo con umiltà, cercando di non dare nulla per scontato e utilizzo il cuore per sentire se ciò che sto imparando è di nutrimento per me. Tutte le volte che metto il cuore in quello che faccio e agisco spinta dal bisogno di crescere, imparare e condividere generosamente, accettando di essere come sono, con i miei limiti, le mie insicurezze e le mie difese, cresco. Accade un miracolo: quando sciolgo un mio nodo, l’energia positiva che si genera si trasmette anche a chi mi sta vicino e a chi karmicamente ha scelto di crescere con me attraverso le mie lezioni. Così cresco e imparo insieme ai miei allievi.

Per questa ragione, utilizzo tutto – le asana, il respiro, le parole – per parlare con il cuore, così come mi nasce dentro senza filtri e preconcetti, cercando di essere autentica e rispettando la bellezza degli altri, così come mi si presenta di volta in volta. Così facendo, ho la certezza che attraverso le mie lezioni quella parola arriva al cuore di chi la sta aspettando, senza che io neanche me ne accorga. E quella persona trova uno spunto su cui lavorare, riflettere o continuare a camminare.

Il mio modo di guidare una lezione è quello di fissare un tema e svilupparlo attraverso le asana e i momenti di ascolto tra una posizione e l’altra, offrendo spunti a fine lezione per lasciare a ciascuno la possibilità di metabolizzare e sperimentare quell’insegnamento nella propria quotidianità.

Condivido la conclusione degli autori dell’articolo: se decidiamo di seguire un percorso spirituale, ciascun momento è un’opportunità per vivere e per insegnare ciò che impariamo. E aggiungo che ogni momento è un opportunità per insegnare ciò che dobbiamo imparare.

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Ilaria Evola

Ilaria Evola opera a Milano come counselor per il benessere personale e relazionale. Diplomata in counseling gestaltico, ha sviluppato un approccio somatico che integra le tecniche di consapevolezza corporea con quelle psicologiche. Oltre ai percorsi individuali, tiene anche laboratori di counseling per gruppi e insegna yoga e meditazione.
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