Umiltà e Hanuman

Hanuman, noto nell’induismo anche come Anjaneya, è una delle figure più importanti del Ramayana. Considerato l’undicesimo avatar di Shiva e conosciuto anche come Figlio del vento (Vayu), è una divinità dalle sembianze di scimmia che aiutò, secondo il mito, il Signore Rama (avatar di Viṣṇu) a liberare la sua consorte Sītā.

Hanuman è la personificazione della saggezza, intesa come capacità di vedere l’essenza delle cose, con un atteggiamento di equanimità e simboleggia anche bhakti: la devozione. Le innumerevoli leggende su di lui ne mettono in luce l’estrema umiltà e lo descrivono privo di superbia. Nello Yoga è anche considerato il perfetto Karma Yogi, che si pone al servizio autentico dell’altro senza volere nulla in cambio. Swami Sivananda, descrivendo il suo culto, dice che chi aiuta gli altri spesso coltiva il desiderio di ricevere in cambio ricchezza o riconoscimento, fama o apprezzamento. Al contrario, Hanuman, pur essendo molto potente, dispensa il suo aiuto senza nessun desiderio di riconoscenza.

hanumanta

Cos’è per te l’umiltà?

Il mito di Hanuman ci fa riflettere sull’importanza dell’umiltà nella nostra esistenza. L’umiltà può essere erroneamente associata ad un atteggiamento di sottomissione, all’incapacità di farsi valere o alla mancanza di autostima. Ma andiamo a conoscere il suo significato etimologico.

L’etimologia della parola umiltà è da ricondursi al latino humus = terra, pertanto humilis = umile è colui il quale proviene dalla terra. Interessante ricordare che anche la parola uomo deriva dalla radice sanscrita bhu- che successivamente divenne hu- (da cui anche humus). Uomo significa quindi “creatura generata dalla terra, creatura umile “. L’umiltà come sentimento di piccolezza va intesa nei confronti della Divinità e dell’universo.

L’uomo viene dalla terra e questo gli dona dignità e forza. Essere umili, sebbene oggi venga inteso come essere in basso, significa possedere la forza della terra. Associare l’umiltà all’essere inferiori agli altri, significa valutare se stessi in relazione agli altri, senza considerare il proprio valore intrinseco in senso assoluto. Essere umili invece significa avere acquisito la capacità di agire senza dare importanza al giudizio e al consenso degli altri. Chi agisce con umiltà riconosce i propri limiti e rifugge da  ogni sorta di arroganza ed ostentazione del proprio valore perché crede in sé e non ha bisogno di far vedere continuamente agli altri quanto vale.

Per me umiltà vuol dire quindi libertà di agire secondo la propria coscienza, svincolati dal bisogno di approvazione degli altri. Questa è una grande forza!

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Ilaria Evola

Ilaria Evola opera a Milano come counselor per il benessere personale e relazionale. Diplomata in counseling gestaltico, ha sviluppato un approccio somatico che integra le tecniche di consapevolezza corporea con quelle psicologiche. Oltre ai percorsi individuali, tiene anche laboratori di counseling per gruppi e insegna yoga e meditazione.
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